3 cose che in questo mese mi hanno resa molto felice: beauty e un classico immancabile.

Buonasera amici lettori,

come state?

Oggi voglio portarvi un contenuto diverso dal solito. È un bel po’ di tempo, infatti, che non vi parlo di prodotti di bellezza, non è vero?

Bene, allora cominciamo subito.

  1. Crema mani Kaloderma – con burro di Karité ed olio di mandorle

Saranno ormai due anni che proprio non posso fare a meno di questo prodotto. D’inverno è letteralmente un must. È molto efficace contro la pelle secca, ma indubbiamente è utilissima anche per preservare le mani dalle possibili intemperie (freddo, caldo, come dopo sole…). Generalmente si trova in tutti i supermercati, ma ho da poco notato che su amazon sono disponibili anche dei “pacchetti risparmio”, che consentono di acquistarne un numero considerevole in modo tale da non pensarci più.

Vi lascio la possibilità di controllare gli ingredienti (so che a tanti interessa l’argomento), ma vi anticipo già che la formulazione è sensazionale: non appiccica, non unge, si assorbe immediatamente e il profumo è delicato. Insomma, fa davvero un ottimo lavoro. Sicuramente la combo glicerina-burro di karitè è un ottimo alleato contro il gelo invernale. Sono presenti emulsionanti che indubbiamente riescono a rendere la texture prima di granuli e completamente omogenea.

La consiglio a chi detesta mettersi i guanti per lavare i piatti -ma che subito dopo se ne pente :)-, a chi è sensibile al freddo, ma anche a chi vuole mantenere le mani e le dita perfette, senza quelle fastidiose screpolature.

Prezzo: oscilla da 1 ai 3 euro circa

2. Crema mani per un’idratazione ancora più intensiva (per mani sfracellate)

Se siete disperati perché le vostre mani sono ridotte malissimo, sono screpolate, oppure ve le siete abbrustolite al sole perché siete molto sensibili (come me, ndr), vi consiglio questa chicca. Risolve qualunque screpolatura, rimpolpa i taglietti e vi salva ancora meglio della Kaloderma. L’unica pecca è che non è troppo facile da reperire. Io l’ho trovata in un “DM Market”, ma vi lascio il link di amazon, in caso non riusciste proprio a trovarla.

Credo che il merito sia da attribuire al 5% di urea contenuta al suo interno, ma anche il resto dei suoi ingredienti ha una buona premessa.

In una sola settimana di utilizzo le mie mani sono cambiate radicalmente. È risultata essere un’ottima alleata anche per le cuticole e per il riassorbimento delle pellicine. SUPER CONSIGLIATA!

Prezzo: Oscilla dai 3 ai 9 euro circa

Ed ora torniamo ad una categoria a cui faccio sempre riferimento. Si tratta, infatti, di un romanzo. Non potevo non parlarvene. Se cercate qualcosa di romantico a livelli estremi, ma che si mantenga su toni delicati e misteriosi, “La signora delle camelie” fa proprio al caso vostro.

Si tratta del romanzo di Alexandre Dumas (figlio), dal quale si vocifera sia stato tratto il meraviglioso film “Moulin Rouge”, con Ewan McGregor e Nicole Kidman.

Marguerite è la fanciulla più affascinante che Armand abbia mai visto, ma non è affatto l’unico a vederla in questo modo. Marguerite, infatti, a Parigi è estremamente famosa. È una delle cortigiane più chiacchierate della città. Eppure, la ragazza è un lusso per pochi, nonostante sia ambita e circondata da numerosi spasimanti. Ma Armand s’innamora di Marguerite per il suo animo nobile, malgrado la sua complessa posizione sociale. E, si sa, “l’anima ha strani rifugi”.

Si tratta di un romanzo molto intenso, dove la magia dei sentimenti dei due giovani si libra tra le pagine ed è in grado di travolgere qualunque lettore o, quantomeno, chiunque abbia il desiderio di farsi trasportare e sia disposto a lasciare da parte le apparenze.

Per quali strade s’incammina e quali ragioni si dà il cuore per arrivare dove vuole andare!

Sicuramente, sarà un bellissimo viaggio per il cuore. Ve lo consiglio caldamente.

Detto questo, mi auguro che questa chiacchierata vi abbia tenuto compagnia. Fatemi sapere se avevo ragione!

Come sempre, grazie.

Rebecca Renna, autrice e blogger.

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Un pizzico d’amore per tutti, ma specialmente “Per te”, recensione del romanzo di Francesco Sole

Recensione del libro di Francesco Sole, “Per te”.

Buongiorno miei cari amici lettori, come state?

Oggi sono qui per parlarvi di un libro che avrei voluto leggere da tempo, ma ecco il fatto: esiste un tempo perfetto per tutto. Nel corso di questa recensione vi spiegherò il perché di questa mia affermazione. Adesso, cominciamo e addentriamoci nella vicenda.

Francesco Sole è un ragazzo dalle tante aspirazioni: è uno youtuber, è uno scrittore, ma è soprattutto un diffusore di emozioni. Lo seguo da anni e sono rimasta sin da subito affascinata dal suo modo di utilizzare le parole per condividere con il mondo il loro potere e le emozioni che possono trasmettere. Forse, proprio perché questo è anche uno dei miei più grandi desideri ed obiettivi di quando scrivo.

Vi lascio il link del suo canale YouTube, nel caso non lo conosceste.

Per te” è un romanzo, ma è soprattutto un ottimo spunto di riflessione, su tanti aspetti differenti che spesso non siamo in grado (o semplicemente non siamo pronti, ndr) di considerare. 

Denny è diventato un cantante di successo. Ha un appartamento extra lusso nella bella e frenetica Milano, tutte le ragazze più belle che gli fanno il filo, la macchina più costosa, le opportunità migliori, la popolarità, una vita all’apparenza da sogno per chiunque. Ma spesso, si sa, l’apparenza inganna. E solo quando ti rendi conto di esserti ingannato in pieno con le tue stesse mani, è allora che ti senti solo anche in mezzo alla gente. 

“Se invece arrivate alla meta per poi accorgervi che avete sbagliato tutto, sarà solo una lezione in più da mettere nel bagaglio delle esperienze. Nella vita o si vince o si impara, si perde solo quando si sceglie di non vivere.”

Zoe aveva tutto. Tutto ciò che potesse farla sentire amata, una bambina felice, una nipote che avrebbe potuto rendere orgogliose tutte le nonne del mondo. Ma la felicità non è eterna, è un attimo. Si fa tanto, non si fa abbastanza per averla, ma quando la si ha non ve ne è percezione. Tutto cambia, però, quando questa svanisce e allora sì che ci si rende conto di aver avuto proprio tutto. Ce ne rendiamo conto quando oramai, è troppo tardi e abbiamo perso proprio quel tutto che dava luce alla nostra esistenza. Nel caso di Zoe, la perdita è stata totale. Prima i suoi genitori, poi sua nonna. E quando la Zoe bambina si rende conto che la morte non sia un semplice “arrivederci”, la vita le scaglia contro un altro duro colpo: il buio.

“Poi era calato il mio sipario sul mondo. È difficile spiegare a qualcuno cosa si provi a diventare ciechi. Non è solo come se qualcuno spegnesse la luce, è un buio ben più profondo, è un’oscurità che si annida da qualche parte dentro di te e inizia a sfidarti, ogni giorno. Questa oscurità non fa sparire solo le immagini e la luce, no, non le basta, comincia a nasconderti anche i ricordi. Non arrivai affatto preparata al momento in cui mi svegliai scoprendo che per me, quel giorno, il sole non sarebbe sorto. Mai più sorto. E, in un primo momento, iniziai a prendere le distanze dalla felicità, per paura che potesse di nuovo scivolarmi via dalle mani.”

Voi credete nel destino? Certamente, per Zoe, la risposta è no. Eppure, quando Denny fa capolino nella sua vita, qualche dubbio sulla questione le viene. È successo per caso, ma è successo perché doveva succedere. Semplicemente. 

“Quel giorno sfiorai il fondo. Ebbi paura che i granelli di sabbia dei quali ero composta venissero trascinati via dal vento, lontani. Ero convinta di avere addosso un’armatura e invece era bastato così poco per rendermi conto di quanto fossi nuda. Era bastata un’ombra diversa dalle altre, l’odore di una persona, la voce di un ragazzo così vicina a me.”

Così, dopo tanto tempo, Zoe si ritrova di nuovo ad avere paura. E quando si ha paura, la cosa più facile è proprio respingere la causa che innesca la paura stessa.

Denny però non demorde. Ha bisogno di Zoe, come lei ha bisogno di lui, anche se stenta a rendersene conto. Quando Denny è con lei, il mondo che l’ha tradito non esiste, si trova nella sua piccola bolla felice, che nessuno può scoppiare. Con Zoe, si sente al sicuro. Con Zoe, Denny il cantante famoso e ricco sfondato, è solo Daniele, un ragazzo dal passato buio e inquieto, che l’ha portato a scrivere la sua musica, quella vera, quella che lo rende vero. 

La piccola favola che li ha coinvolti così, per caso, o come a noi tutti piace pensare, per destino, li avvolge più che mai. Ed è così che, insieme, assaggiano finalmente il sapore della felicità. 

Ma la felicità è così preziosa… un attimo ce l’hai in pugno, un attimo dopo è di nuovo un petalo di rosa che sfugge via con la prima folata di vento. E allora le scelte sono due: lasciare che sfugga via, oppure correre, combattere per riprenderla. Accettando tutte le difficoltà che intercorreranno durante il tragitto. Persino quelle più pericolose, persino quelle che tentano di strapparti via quel nuovo piccolo mondo fatato con crudeltà e senza che avessi la possibilità di prevederlo.

E in amore non si è mai solo un duo, non esistono due entità separate. Esiste il “noi”, una parola importante, che non sta ad indicare quello che molti pensano: l’amore non è completarsi. E non è neanche bastarsi. L’amore è un’aggiunta. È una scintilla che rende la luce più luminosa. L’amore è un accrescersi. Insieme. Ed è per questo, che “in amore uno più uno deve dare tre”. Una realtà che non pensavamo potesse esistere, un percorso in cui non esistono sottrazioni, divisioni, ma un’unica e sola operazione matematica: un’addizione sui cuori e sulle vite di entrambi.

E d’altro canto c’è alternanza, di momenti, di sfumature, di emozioni e di attese.

“C’è un momento per insistere e un momento per aspettare. Bisogna saperli distinguere bene. Lasciare che il tempo faccia il suo effetto sugli altri. Devono prendersi il loro spazio, e tu puoi solo sperare che, in quello spazio, tengano un posto anche per te.”

Francesco Sole ci ha regalato così tante emozioni nelle sue pagine, che sono certa non rimarranno semplicemente stampate. Per me, ad esempio, sono state esattamente ciò di cui avevo bisogno. Vi ricordate quando all’inizio vi ho detto che esiste un tempo perfetto per tutto? Ecco, questo era il mio tempo perfetto per approcciarmi alla lettura di “Per te”. Ho finalmente fatto qualcosa per me, per me ed esclusivamente per me. E credo sia fondamentale, ogni tanto, ricordarsi di chi siamo, delle persone che vogliamo essere, di ogni singola parte di noi stessi. Se sceglierete questo romanzo, non vi limiterete a leggerlo semplicemente, ma dentro di voi si genereranno spunti continui, per riflettere, per cambiare qualcosa che da troppo tempo vi sembra distorto, oppure per rimanere esattamente come siete, per realizzare i desideri chiusi nei cassetti delle vostre anime, oppure per assaporare il profumo d’amore di queste pagine e colorarne la vostra vita.

Link per l’acquisto:

Come sempre, vi ringrazio e vi mando un abbraccio libroso…

Rebecca Renna, autrice e blogger.

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Un’avventura tra Kafka e Dostoevskij, quando la violenza diventa una chiave di riflessione sul mondo interiore dell’uomo. Recensione del libro di Andrea Moretti, “Purple Cat”

Recensione del libro di Andrea Moretti, Purple Cat

Buonasera a tutti, come state?

Oggi sono qui per parlare di un libro diverso dal solito. È stata decisamente un’esperienza importante e a cui non mi ero ancora mai approcciata durante la mia vita di lettrice. Vi ho incuriositi un po’? Beh, spero proprio di sì. Cominciamo subito.

Andrea Moretti ci regala numerosi racconti, il primo dei quali, “La canzone di Carmilla”, fa riferimento ad una conseguenza inquietante: Carmilla ha inciso un audio con diverse tracce, una delle quali, definita precedentemente piuttosto banale dal suo fidanzato (nonché protagonista e punto di vista del racconto), scatena in lui sensazioni spiazzanti. Giorgio infatti, dopo aver ascoltato in loop proprio la canzone di Carmilla, comincia ad accusare alcuni sintomi inusuali: tachicardia, ansia, allucinazioni uditive. Insomma, sensazioni (almeno queste) decisamente non banali. Ma se queste non fossero solo sensazioni? Se ci fosse di più… se fossero… reali? Per scoprire che cosa accade, però, dovete continuare a leggere. 

Il suo stile mi ha ricordato molto quello di Kafka, principalmente per la cura dei dettagli delle descrizioni. Ma credo anche che siano presenti mix di stili diversi, così come i caratteri: a tratti horror, splatter, a tratti più delicati e meno marcati.

N.B. Il romanzo presenta alcuni tratti e aspetti violenti, che potrebbero urtare la sensibilità di alcune persone. Se cercate, dunque, qualcosa di romantico e leggero, certamente non è quello che fa per voi. Se, al contrario, non avete paura di sperimentare e cercate qualcosa di diverso da quanto letto finora, il gioco vale la candela.  

Ma la violenza qui, non è l’unica protagonista. L’autore, infatti, ci ha regalato attimi di leggera dolcezza, come la narrazione iniziale condotta in “L’ultima notte”. È la storia di Silvio ed Isabella, “due bug stretti l’uno sull’altra, che disarcionano gli equilibri del mondo.” Mi ha colpita molto, devo essere onesta. Ed in particolare una frase mi è arrivata dritta al cuore:

“C’era sempre chimica tra loro, anche se non si capivano. Non riuscivano a definirsi né riuscivano a lasciarsi.”

Forse perché l’amore non dev’essere per forza un continuo definirsi. Si può amare anche fuori da questi schemi, ci si può capire anche senza capirsi. 

In questo racconto, Andrea ci seduce con le sue parole, ma senza imporci volgarità. Ma siamo proprio sicuri che sia tutto qui? E se, improvvisamente, la mente del protagonista subisse un rapido conflitto e incontrasse una parte di sé che ha tutto un altro programma? Ebbene, accade proprio l’inaspettabile, ma non vi rivelerò alcun dettaglio. Vi darò solo un indizio: è stato un po’ come tornare a leggere delitto e castigo di Fēdor Dostoevskij. 

Andrea Moretti ha delineato un suo stile ben preciso e ha certamente un carattere stilistico importante, motivo per cui vi consiglio caldamente di approcciarvi alla sua opera con la mente aperta e con la voglia di scoprire che cosa si nasconde nell’animo umano. Nell’animo dell’uomo quando spesso è impaurito da ciò che non può prevedere (la morte, lo stato attuale del covid 19 -nel suo romanzo troverete anche una parte dedicata proprio a questo).

Si percepisce davvero che l’autore abbia letto molto nella sua vita. È riuscito ad inserire aspetti d’altri tempi rendendoli profondamente attuali. Potreste rimanere piacevolmente sorpresi. 

Alcune info sull’autore e link per l’acquisto

Andrea Moretti nasce a Roma il 20 aprile del 1990.

Laureato magistrale in sociologia.
Cresciuto in provincia di Viterbo, ma stabile da tempo in Abruzzo.

Ha tenuto laboratori di scrittura creativa come volontario in alcune strutture detentive; ha collaborato con una testata giornalistica online, occupandosi di cinema e manifestazioni culturali.

Ha partecipato a diversi concorsi letterari, premi di poesia nazionali e internazionali, eventi di reading, accompagnati da musica, piazzandosi spesso come finalista, e pubblicando racconti e poesie in svariate antologie.
Ha collaborato per anni con l’associazione culturale Arte e Cultura.

Acquisto tramite la CASA EDITRICE VJ EDIZIONI

Grazie, come sempre, per la vostra attenzione. Ci vediamo presto!

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Nuova ricetta, questa volta è tempo di salato: spaghetti integrali con gamberetti e vin santo

Buonasera amici, come state?
Se non vi siete ancora stancati delle mie parole, vi voglio stupire con una nuova ricetta super golosa: oggi prepariamo insieme gli spaghetti integrali con gamberetti e vin santo, una ricetta che vi farà fare un figurone, che sia per un’ipotetica cena tra amici o, ancora meglio, con il vostro stomaco!

Cominciamo subito vedendo che cosa ci servirà: gli Ingredienti

Gamberetti

Aglio

Zenzero in polvere

Limone (succo e scorza grattugiata)

Pomodorino del Piennolo (o ciliegino)

Prezzemolo

Spaghetti integrali

Olio EVO (due cucchiai rasi)

Vin Santo (1 cucchiaio)

Sale q.b.

Pepe q.b.

Procedimento

  1. Mettiamo a soffriggere l’olio con l’aglio in una padella antiaderente a fuoco medio per circa 2-3 minuti.
  2. Tagliamo il pomodorino a cubetti, pezzetti, come volete… basta che siano fettine piccole.
  3. Aggiungiamolo al soffrittino e mescoliamo con un cucchiaio di legno. Aggiungiamo anche il prezzemolo e i gamberetti e continuiamo a mescolare con cura.
  4. Dopo circa 5 minuti di cottura, aggiungiamo anche il succo di limone, lo zenzero, il pizzico di sale e il pepe e giriamo per bene il tutto.
  5. Poi, con l’aiuto di una grattugia, ricaviamoci anche la scorza del limone e aggiungiamola al nostro sughetto.
  6. Mettiamo a bollire l’acqua.
  7. Continuiamo a mescolare il nostro sughetto di pesce e aggiungiamo mezza tazzina d’acqua, per evitare che il tutto si attacchi. Continuiamo a mescolare.
  8. Bene. Siamo a metà dell’opera. Se l’acqua bolle, facciamo tuffare gli spaghetti integrali e tiriamoli fuori 3 minuti prima del termine previsto dalla confezione.
  9. Aggiungiamo il vin santo al nostro sughetto e lasciamo che si asciughi. A questo punto aggiungiamo anche gli spaghetti avendo cura di far scivolare un po’ di acqua di cottura (poca! Vogliamo mantenerli al dente!). Dopo circa 5-10 minuti il nostro piatto sarà pronto.

Consiglio: provate a sostituire il pepe con il peperoncino… vi stupirà!

Sono sicura che rimarrete estremamente soddisfatti. È un piatto fresco, estivo, da leccarsi i baffi!

Spero che anche questa ricetta vi sia piaciuta… vi mando un abbraccio goloso e vi auguro Buon Appetito!

Rebecca Renna, autrice e blogger

Ricorda, se lo provi, taggami su Instagram e sugli altri social con l’hashtag #lericettedirebi !

Altre info utili

-Marca pasta: Spaghetti integrali De Cecco (puoi acquistarli qui)

-Marca Vin Santo: Zibibbo/Vino Liquoroso (puoi acquistarlo qui)

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Io e le mie ossessioni: la cancelleria

Buon pomeriggio, amici! Come state?

Oggi vi porto con me nella sezione curiosità ed, in particolare, parliamo di una delle mie più grandi passioni/ossessioni: la cancelleria.

Qualche giorno fa mi sono imbattuta in una scoperta cosmica. Bazzicavo su amazon e mi sono lasciata tentare da questi gioiellini scintillanti. Ve li mostro subito.

Si tratta di quattro evidenziatori che, al loro interno, possiedono ciò che farebbe decisamente invidia a Peter Pan ed alla sua Trilli… la famosa polvere di stelle! Oppure, per i cinici… i brillantini.

Li vedete? Non è stupendo come effetto?

Questo che vedete è il Pearl Rose (se volete vedere meglio gli scintillii fate lo zoom… 🙂 ).

Questo invece è il Glamorous Gold.

Aspetti positivi

-Sono oggettivamente bellissimi

-Il tratto è delicato e non “prepotente”

Ma veniamo all’aspetto più interessante… il prezzo! Infatti li ho acquistati scontati a 5,47 euro (il prezzo di listino non scontato sarebbe 8,59 euro). Potete acquistarli qui (fatelo, non rimarranno in sconto per molto!):

Aspetti negativi

Non che a mio parere sia particolarmente rilevante ciò che sto per dirvi… ad inizio utilizzo, per le prime volte, potrebbero tendere a lasciare qualche segno sul retro del foglio, ma tutto dipende anche dal tipo di carta su cui intendete usarli.

Questo è quello a cui mi riferivo poco fa ma, ripeto, utilizzando una carta differente, ho notato che l’effetto spiacevole è meno definito e sinceramente non mi dà fastidio.

Ho provveduto ad effettuare lo “Swatch” in maniera più precisa, in modo tale che possiate capire meglio l’effetto.

(Luce artificiale)

(Luce solare)

Beh, che dire… veniamo alle conclusioni… io sono decisamente soddisfatta del mio acquisto, soprattutto a livello economico. Forse, a prezzo pieno non li avrei comprati o comunque avrei tentennato un po’, ma a vederli in offerta non ho proprio resistito.

Sono convinta che d’ora in avanti la mia sessione esami sarà più leggera. Non so a voi… ma a me i colori aiutano davvero molto, specialmente per quanto riguarda la memorizzazione dei concetti. E poi… vi dirò di più… la vita è decisamente più solare con un pizzico di scintillio…

Siete d’accordo con me?

Seguitemi anche sui social per avere ulteriori aggiornamenti sull’utilizzo di questi Highlitghters “Metallic Effects”!

Acquisto

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E’ tempo di curiosità: perché sogniamo spesso di cadere nel vuoto?

Perché sogniamo spesso di cadere nel vuoto?

Buonasera a tutti, come state?

L’argomento di oggi sarà un po’ particolare, ma ci tenevo a parlarne perché mi è capitato molte volte e sono sicura di non essere la sola.

Vi è mai capitato almeno una volta nella vita di sognare durante la notte, dolcemente cullati dal sonno di Morfeo, di stare su un precipizio e di cadere improvvisamente? Oppure di cadere da un burrone o, ancora più semplicemente, nel vuoto? Ebbene, se la risposta è sì, allora fate parte del 95% della popolazione esistente ad aver sperimentato questa condizione. 

Durante il corso dell’onirica vicenda, siamo pervasi da diverse emozioni: perlopiù ansia, panico, terrore. E mentre lo viviamo, tutto questo ci sembra estremamente reale e, soprattutto, interminabile. Però, ad un certo punto, tutto finisce, apriamo gli occhi e torniamo alla versione originale della realtà. Anzi, così come siamo caduti, veniamo catapultati con la stessa violenza nel mondo reale. 

Ma perché ci accade tutto ciò? Perché, improvvisamente, il pavimento sotto di noi si dissolve e precipitiamo in un buio senza fondo sentendoci sospesi per un tempo che ci sembra infinito?

Allora, se volete saperne di più allacciate le cinture –non si cade su queste pagine, tranquilli– e facciamo insieme un po’ di chiarezza sull’argomento. 

Sono stati effettuati numerosi studi a proposito e, nell’unità della medicina del sonno dell’ospedale di Madrid, la ragion d’essere del fenomeno starebbe in uno scompenso a livello dei sistemi vestibolare e cinestetico. Sostengono infatti, che il fenomeno sia prettamente relativo alle prime fasi del sonno, in cui il corpo non si è ancora del tutto adattato alla posizione orizzontale in cui si dorme ed è per questo che ci svegliamo improvvisamente come se fossimo sul punto di cadere. L’organismo non ha ancora registrato l’attimo in cui è diventato fisiologico essere distesi.

Ma noi non ci faremo bastare questa motivazione. Secondo un altro studio, la causa primordiale che sta alla base di questo accadimento notturno, è da attribuirsi ad un eccesso di stress che si è insinuato nel nostro cervello. L’intensa attività a cui questo fattore ci sottopone, sovraccarica il cervello che, influenzato dall’ormone cortisolo (noto anche come “ormone dello stress”), subisce fortemente la preoccupazione. Quando ci mettiamo a letto e siamo in procinto di dormire, il nostro corpo comincia a rilassarsi, ma il nostro cervello rimane attivo. Sotto stress, molto più del normale. Così, l’elevata attività cerebrale in contrapposizione al corpo rilassato, genera una sorta di conflitto interiore. E questa bella litigata tra le due componenti sarebbe la causa delle nostre famose cadute?

Non per tutti. 

Dal punto di vista psicologico, sognare di cadere nel vuoto sembra avere infatti cause più profonde, legate a situazioni della nostra vita e del nostro quotidiano. Ad esempio, possiamo non sentirci all’altezza di una determinata circostanza, oppure ci siamo trovati di fronte ad un ostacolo che ci sembra insormontabile e il fatto di non sentirci adeguati all’affrontarlo, spinge il nostro inconscio a farci precipitare nel vuoto. Il panico che si prova durante la caduta corrisponde all’angoscia che viviamo da svegli nell’affrontare alcune situazioni.

Possiamo sentirci in questo modo ad esempio in alcune fasi di cambiamento della nostra vita, come l’abbandono di una relazione o di convinzioni che, probabilmente, non ci appartengono più.

Secondo altre fonti, invece, la chiave del tutto starebbe nella perdita di controllo su qualcosa, come se non fossimo più in grado di mantenerci saldi su ciò che ci eravamo prefissati di compiere. Spesso nella vita ci si programma degli obiettivi e quando si inizia a raggiungerli, non ci si aspetta che da un momento all’altro la situazione possa stravolgersi. Eppure, quando succede, non siamo pronti. Che poi, è vero che sia solo un sogno, ma un paracadute non ci farebbe comodo?

Scherzi a parte, a volte questo avvenimento onirico può diventare sempre più frequente fino a tramutarsi in ricorrente. E allora, forse, è il nostro io interiore che sta cercando di spronarci a riprovare, riprovare, riprovare fino a quando non l’avremo vinta noi sul fatidico ostacolo. 

Lo psichiatra francese Tobie Nathan sostiene che i sogni che facciamo portano con loro un messaggio che abbiamo davanti agli occhi ma che, offuscati dalla frenesia e dalla vita di tutti i giorni, spesso non riusciamo a vedere. Dunque, ciò che respingiamo o non riusciamo a cogliere nella dimensione reale, ci verrebbe restituito durante il sonno travestito da metafora. A volte, la perdita del controllo, può generarsi a seguito di un periodo di forti e importanti cambiamenti. Aspetti che ci richiedono tempo per essere del tutto metabolizzati. 

Ma ho un’altra domanda per voi. Vi ricordate la fiaba de “La bella addormentata nel bosco”? Vi chiederete cosa c’entri mai con l’argomento. No, ovviamente non mi riferisco alla parte in cui Rosaspina viene punta dall’ago del fuso avvelenato e cade in un sonno profondo, però… fuochino. 

Intanto, se avete risposto di sì alla mia domanda, siete già ad un ottimo punto. Infatti, sarà sicuramente capitato anche alla protagonista di provare questa fantomatica esperienza. Fidatevi, se ve lo dico io è vero. Ma, da buona intenditrice di favole, vi dico anche che non è finita qua. Infatti, Rosaspina non è l’unica a non essere estranea a tale condizione. Ricordiamoci anche di Alice che, una volta incappata nella tana del Bianconiglio, precipita proprio in un vuoto senza fine (e chi l’avrebbe mai detto che persino il paese delle meraviglie nascondesse insidie! ndr).

Ecco, è più o meno così che anche chi non è mai entrato a contatto con la suddetta esperienza onirica (poveri illusi, sarà così ancora per poco! ndr), potrà capire esattamente come ci si sente. E allora forse, quando prenderemo coraggio e diventeremo impavidi spronandoci nel reale ad affrontare gli ostacoli, comincerà una nuova favola anche per noi. Così, come l’impavida Alice che arriva a sconfiggere addirittura la malvagia Regina Rossa, anche noi possiamo riuscire a liberarci, finalmente, di questo onirico fardello. Il consiglio degli esperti è quindi quello di non evitare l’accadimento dell’evento di caduta, ma piuttosto di pensare agli obiettivi e agli ostacoli reali da affrontare e provare pian piano a trovare il coraggio per valicarli. Mi piace pensare che ci sia sempre un altro modo per arrivare dove vogliamo arrivare. Forse il viaggio sarà diverso, ma la meta è la stessa. Qual è dunque il mio consiglio? Non preoccupatevene troppo. A volte è bello perdere il controllo. Perdersi può significare anche ritrovarsi. 

Bibliografia e sitografia

Un abbraccio letterario

Rebecca Renna, autrice e blogger.

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Nuova Recensione: ricordi felici e altri racconti, Giuseppina Amato

Buongiorno a tutti,
oggi sono qui con una nuova recensione. Siete pronti?
Cominciamo subito.

“Ricordi felici e altri racconti” è molto più di un romanzo nel classico senso del termine. Leggere questo libro è stato come leggere le note di una canzone. Anzi, è stato come addentrarvisi dentro, nota dopo nota, traccia dopo traccia. Infatti, è proprio così che si sviluppa strutturalmente. L’autrice ha scelto di dedicare ad ogni capitolo (o, per l’appunto, traccia) le parole di una canzone, che danno il via ai racconti.

Copertina del romanzo

Per ogni ricordo, una traccia.

L’autrice ci culla al ritmo musicale delle sue parole, permettendoci di addentrarci nel profondo del suo vissuto. Le descrizioni sono delicate, ma emozionanti.

Giuseppina Amato scrive i racconti lasciando chiaramente un’impronta importante. Mi sono interfacciata con un risvolto che non mi aspettavo. I ricordi, quei frammenti, quella canzone, non sono solo coincidenze. Sono parti fondamentali della vita della protagonista, rimasti silenti per anni. E quando la realtà ritorna, non lo fa mai con delicatezza. I ricordi sono sempre più vividi, prepotenti. Travolgono la mente.


“Era come se il mio petto fosse stato trafitto da mille lame: lo sentivo sanguinare e le ferite erano così grandi, che non si sarebbero rimarginate con facilità.”


Una perdita, un dolore che sembra inspiegabile, un vecchio diario che non è più solo un ammasso di pagine… questo e molto altro scatenano nell’animo della protagonista un vasto uragano di emozioni.

I ricordi felici, spesso, nascondono un involucro di malinconia e sofferenza. Eppure, la protagonista riesce a trovare la forza per rialzarsi e continuare a vivere. Il motore che muove tutto, l’amore, è la spinta che le ricorderà che cosa voglia dire essere felice. L’amore è inspiegabile, ma una cosa è certa: non si disperde, mai.


“Sì, mi ero innamorata. Non lo credevo possibile che un giorno avrei potuto amare un’altra persona così intensamente da mancarmi come l’aria, quando non la vedevo. Ed ero certa di una cosa: non era il sostituto di Tenshi. Lo amavo per quello che era. Lui era il mio presente e il mio futuro.”

Siete pronti per altre piacevole sorprese?
Giuseppina Amato, infatti, ci regala un altro racconto, “Il coinquilino”. Una nuova avventura per Cristina (la nostra protagonista, ndr), quella universitaria, che ha deciso di darsi un obiettivo ben preciso: concentrarsi unicamente sullo studio. Sarà davvero così? Filerà tutto liscio, oppure troverà qualche intoppo amoroso lungo la strada? Se siete curiosi come lo sono stata io, continuatene la lettura. Vi do un indizio… Salvatore. Ricordatevi bene questo nome, perché ne vedrete delle belle.


“Conoscevo già la risposta, ma odiavo ammetterlo a me stessa.”

E questa frase, la dice lunga, credetemi.

Se non siete stanchi di ascoltare, la nostra autrice ci regala un altro racconto, “C’erano una volta… i bambini”. Un tuffo nel passato, i giochi da tavolo, il mitico “Sapientino” (ditemi che qualcuno se ne ricorda, non sono l’unica vecchietta qui, vero? Ndr), bim bum bam… e allora, vi lascio con una delle mie frasi preferite (se non l’avesse scritta l’autrice, ve l’avrei sicuramente scritta io, ndr):


“Non abbiate fretta di crescere, perché una volta diventati adulti lo rimpiangerete. Godetevi ogni esperienza che va di pari passo con la vostra età, evitando l’estinzione di queste creature pure e sincere: i bambini.”

-Link utili all’acquisto:

http://www.shoujonline.altervista.org/libri/index.htm

Spero che la mia recensione vi sia piaciuta, per tutte le info potete contattarmi qui o sui social.

Un abbraccio letterario (ancora virtuale, ahimè),

Rebecca Renna, autrice e blogger

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Nuova recensione: Vorrei saperti dire Ti amo, romanzo di Violet Zeta

Recensione del romanzo di Violet Zeta, “Vorrei saperti dire Ti amo”

Buonasera ragazzi! Come state?

Oggi vi tengo compagnia con una nuova recensione. Siamo di fronte ad una storia molto coinvolgente.

Info generali ed introduzione all’opera

Un romanzo che porta il lettore direttamente nel vivo dell’azione, in medias res a partire dal prologo e in ogni singolo capitolo.
Alex e Margherita sono due giovani innamorati, nonché i protagonisti di cui l’autrice ci fa riferimento proprio nel prologo, una delle parti che ho preferito. L’amore che alberga nel cuore dei due sembra poter vincere qualsiasi calamità. Si sentono invincibili, senza alcun limite lungo la loro strada. Ma purtroppo, ci sono circostanze in cui la forza dell’amore non può bastare, circostanze difficili da accettare, specialmente da Alex, che verrà travolto in pieno da una sconvolgente notizia. Questa metterà a dura prova il suo cuore e lo condizionerà durante tutti gli anni successivi della sua vita.

Infatti, trascorrono le pagine e così l’adolescenza, che lascia il posto all’età adulta. Un’età che non concede spazio per i sogni e per relazioni interpersonali serie. O questo, almeno, secondo la mente e il cuore di Alex.

A tal proposito, ritengo interessante introdurvi alla lettura della seguente citazione:

L’amore è come questa fetta di tiramisù. Per essere completo ci vuole sia il caffè che la crema al mascarpone e poi tanto cacao. La tua Dafne è solo caffè e biscotti. E tu, Alex, non sei la crema al mascarpone che la completa, al massimo puoi essere il cacao che le dà una spolverata.

Riuscirà il nostro Alex, magari con l’aiuto della dolcissima e timida Federica, a ricominciare a respirare?

Un viaggio più intimo all’interno della vicenda

Durante la lettura del libro di Violet, vi inoltrerete nell’anima profondamente turbata di Alex, che a quindici anni aveva già milioni di progetti, credeva nell’amore e nell’esistenza di questo come il più emozionante dei viaggi. Ma nella vita accadono cose che è quasi impossibile prevedere. Alex scopre che ciò che credeva fosse solamente un incubo, è invece realmente successo. E di quell’amore immenso e speciale è rimasto soltanto il ricordo. Eppure, svanita l’adolescenza, persino quello sembra scomparire.

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L’arrivo di Federica, però, sembra rinfrescare la memoria di Alex e lo riporta indietro nel tempo, là dove quelle sensazioni che ora sembra aver dimenticato, sono intense, più vive che mai.
Federica capisce bene cosa sia l’amore, ma soprattutto ne comprende la perdita, le vicissitudini, il dolore che spesso vi si lega. Per adesso, nel suo cuore occupa tutto lo spazio sua figlia Ludovica, ma il destino molte volte decide per te. Accadrà proprio questo tra i due protagonisti?

In merito a questo… eccovi un piccolo spoiler!

Mi prese la testa fra le mani e mi fissò negli occhi, come se volesse leggermi dentro. Non potevo resistere a quello sguardo. I suoi grandi occhi nocciola mi facevano sentire troppo vulnerabile.

Conclusione e impressioni finali

Avrei tanto voluto conoscere l’amore, quello vero, quello che ti cambia il cuore. Invece mi ero ritrovata sotto il corpo di un ragazzo che non si decideva a lasciarmi andare nonostante i miei no. Quando era nata Ludovica, avevo paura di non riuscire ad amarla. Invece l’avevo amata subito ed ero fiera di essere diventata mamma. Mia figlia era la persona più importante per me. Era la mia vita. Niente era più importante di lei. Alex mi aveva stravolto. Era entrato nella mia vita apparentemente calma e mi aveva fatto toccare il paradiso. Non riuscivo a non pensare a lui. Mi ero innamorata di quell’uomo che non conoscevo pienamente e che non voleva farmi entrare completamente nella sua vita. Lo sentivo, quando metteva il suo muro tra me e lui. Lo sentivo quando cercava di allontanarsi da me, quasi a volersi proteggere dai miei sentimenti.

Riuscirà Alex a lasciarsi andare ancora una volta e a dire finalmente le fatidiche due paroline che tanto lo terrorizzano…? Se volete scoprirlo, leggete il libro di Violet Zeta. Chissà se anche voi scoprirete di avere le stesse paure dei nostri protagonisti…

Questo romanzo è ricco d’emozione, ha una trama assolutamente non scontata e sono curiosa di leggere anche il seguito.

Spero di aver trasmesso la stessa curiosità anche a voi… ora vi lascio ai link per l’acquisto e alle info sull’autrice.

 

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Copertina del romanzo

Info sull’autrice e link per l’acquisto

 

Un abbraccio letterario

Rebecca Renna, autrice e blogger.

 

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Nuova ricetta: Ciambellone morbido!

Buongiorno miei cari lettori, come state?
Quest’oggi vi regalo un’altra ricetta, comoda, facile, velocissima e poco dispendiosa. Ah, un ulteriore dettaglio: la bilancia non vi servirà.

Allora partiamo e realizziamo insieme il ciambellone morbido!

 

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Vediamo gli ingredienti

Tre bicchieri di farina tipo “0” Manitoba oppure tipo “00” setacciata

Un bicchiere + 1/4 di bicchiere di latte

1/4 di bicchiere di olio EVO

3 Uova intere

Un cucchiaino di succo di limone + scorza grattugiata 

1/4 di bicchiere di Vin Santo (opzionale; potete aggiungere anche un aroma che preferite)

1 bicchiere colmo di zucchero bianco

1 bustina di lievito vanigliato per dolci

Ed ora passiamo al procedimento:

-Primo step: preriscaldiamo subito il forno a 180° e selezioniamo la modalità statica. Dopodiché prendiamo una terrina e buttiamoci dentro le uova, tutte insieme.

-Secondo step: cominciamo a sbattere le uova intere con una frusta a mano e aggiungiamo metà bicchiere di zucchero. Continuiamo a mescolare ed una volta che l’impasto comincerà a schiarirsi, aggiungiamo l’altra metà di zucchero. Continuiamo a mescolare fino ad ottenere un impasto chiaro, liscio e ben fluido.

-Terzo step: aggiungiamo il latte a filo e continuiamo a mescolare.  Facciamo la stessa cosa aggiungendo l’olio.

-Quarto step: è arrivato il momento di setacciare la farina, questo per evitare che si formino grumi. Mescoliamo per bene e aggiungiamola poco per volta al nostro composto fino a quando questo non risulterà tutto omogeneo.

-Quinto step: diamo il via agli aromi! Prendiamo un limone, tagliamolo a metà e spremiamone un cucchiaino di succo. Aggiungiamolo al composto e grattugiamoci anche la scorza.

Sesto step: mescoliamo per bene ed aggiungiamo anche il vin santo. Il vostro composto comincerà ad inebriarvi con il suo profumo. Attenti a non rimanere ipnotizzati! 

Settimo step: ora manca solo lui, il lievito… setacciamolo per bene e versiamolo nell’impasto. Aiutatevi con la frusta per amalgamarlo bene o, se preferite, con un cucchiaio.

Ottavo step: è arrivato il momento di imburrare ed infarinare una teglia. Io ho utilizzato una forma per ciambelle, ma voi potete scegliere quella che preferite. Più piccola sarà la teglia e maggiore sarà l’altezza del nostro ciambellone.

Nono step: adesso versiamo insieme il composto ed inforniamo a 180° modalità statica per i primi 20 minuti e poi abbassiamo a 170° e continuiamo a cuocere per altri 20-25 minuti. Mi raccomando, state attenti a non farla bruciare… tenetela d’occhio!

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Decimo step: vi consiglio di fare la prova stecchino dopo che saranno trascorsi i primi 35 minuti, non prima, altrimenti la vostra torta si abbasserà! Se questo risulta asciutto, allora il ciambellone sarà pronto e potremo spegnere il forno, altrimenti dovremo continuarne la cottura.

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Undicesimo step: sforniamo il ciambellone e lasciamo raffreddare. Tiriamolo fuori dallo stampo e serviamo con una spolverata di zucchero a velo.

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Il ciambellone sarà morbidissimo, soffice ed estremamente profumato… vi stupirà fino a togliervi il fiato!

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Spero che vi siate divertiti a cucinare insieme a me, intanto vi ricordo di taggarmi sui social utilizzando l’hashtag #lericettedirebi , così potrò vedere le vostre creazioni!

 

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Un abbraccio goloso,

Rebecca Renna, autrice e blogger.

 

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Nuova ricetta: Tortino al cioccolato con cuore fondente. Una delizia per il palato!

Buongiorno amici lettori! Come state?

Quest’oggi vi propongo una nuova ricetta, semplicissima, ma G-O-L-O-S-I-S-S-I-M-A!

Ecco a voi il tortino al cioccolato con cuore morbido…

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Ingredienti (per 6 tortini circa)

50g di burro senza lattosio (io sono intollerante, ma voi potete scegliere quello normale)

2 cucchiai rasi di farina tipo “0” 

Cacao amaro qb per spolverare

2 cucchiai di zucchero bianco

200/250g (2 tavolette circa) di cioccolato fondente (io solitamente ne mixo diversi tipi. In questo caso 70% e 90% è molto soggettivo a seconda dei vostri gusti)

2 uova intere o 4 albumi

Latte (2 dita circa)

-Aroma a scelta tra peperoncino piccante, cannella, vaniglia, limone, menta…

Procedimento

Per prima cosa, preriscaldiamo il forno a 185° in modalità “statico”. Successivamente sciogliamo il cioccolato a bagnomaria aiutandoci con del latte per non farlo bruciare. Girate sempre attentamente e con costanza fino alla completa fusione del tutto. Dopodiché aggiungiamoci il burro e lasciamolo fondere per bene. Dopodiché spostiamo dal fuoco e lasciamo intiepidire.

Aggiungiamo lo zucchero e poi le uova. Giriamo per bene fino ad ottenere un composto omogeneo e per ultima aggiungiamo la farina setacciata e l’essenza. Io ho utilizzato un cioccolato aromatizzato al limone, ma voi potete sbizzarrirvi alla grande con le spezie e gli aromi che più preferite.

A questo punto imburriamo i pirottini e spolveriamoli con il cacao precedentemente setacciato.

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Questo è il risultato.

 

Okay, ora non ci resta che versare nei pirottini il composto. Potete anche aggiungere l’essenza mentre versate il contenuto, così potrete farne di diversi tipi (ad esempio se avete ospiti a cena che hanno tutti gusti diversi!).

Dopodiché inforniamo a 185° per 10-12 minuti, forno STATICO. Ora devo fare un appunto. Esistono diversi gradi di scioglievolezza… la ricetta che vi ho dato, con una cottura di 10 minuti raggiunge quello che io definisco il grado di scioglievolezza e morbidezza che preferisco, ma i gusti sono gusti e ognuno di voi potrebbe non essere d’accordo e preferire i tortini un po’ più asciutti. Sarà sufficiente tenerli nel forno un altro minuto (non di più, altrimenti rischiate che si secchino troppo) e avrete il risultato che più gradite.

Vi consiglio di spolverizzare i tortini con dello zucchero a velo, oppure con della cannella o, eventualmente di accompagnarli con un ciuffetto di gelato alla vaniglia o di panna montata.

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Ribadisco: ognuno di voi possiede un palato di grado sopraffino differente, per cui divertitevi, sperimentate e taggatemi sui social con l’ashtag: #lericettedirebi

Sono impaziente di vedere le vostre varianti!

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Per tutti i video sui tortini sull’effetto finale dei tortini vi rimando al mio account Instagram @suaviterre

Spero che la mia ricetta vi sia piaciuta… buona merenda a tutti!

 

Rebecca Renna, autrice e blogger.

 

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