Perdonami se mi consumo d’amore e aspetta… domani moriamo così… consumati a poco a poco in presenza del tuo amaro sorriso.

Recensione del nuovo libro di Stefano Fortelli, “L’ultimo giorno (versi dell’aldilà)”, poesie.

Buonasera a tutti!

Come state?

Oggi torno con una nuova recensione, questa volta d’ambito poetico. È il caso di Stefano Fortelli, giovane autore emergente che ha realizzato “L’ultimo giorno (versi dell’aldilà)”, una raccolta che affronta numerose e svariate tematiche.

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 Se cercate qualcosa di originale da dedicare alle persone che amate o a voi stessi, se volete concedervi un momento di riflessione e di riscoperta d’animo, queste pagine faranno al caso vostro. Stefano Fortelli è stato in grado di descrivere con la giusta dolcezza ed incisività emozioni difficili da esprimere a parole.

E poi Stefano sottolinea i ricordi, quelli di giorni in cui ci si appare diversi, segnati dal tempo, dalle cicatrici. Ed è a quel pensiero che sul viso si posa un amaro sorriso (da cui, il titolo della poesia).

Un linguaggio ricercato nei termini, ma semplice e cristallino nella descrizione emozionale.

 

Tra le mie preferite, senz’altro c’è “Aspetta”.

“…dieci, cento, mille volte

Cosa ti aspetti

continuando ad aspettare?

Cosa pretendi

chiedendomi di aspettare?

Ho atteso cose belle,

sguardi, abbracci e baci

Frammenti sospesi

tra attese infinite

Carezze e temporali

dentro abiti grondanti

Furiose mareggiate

fuori e dentro l’anima

Cosa resta di tante attese

adesso che non sai più aspettare?

Quando vorresti correre

ad occhi chiusi senza paura

Quando l’anima si tinge di nero

e sai già cosa aspettarti

Quando hai ormai speso

più di quanto ti era concesso

Ora che vorresti fosse infinita

l’attesa del tuo ultimo respiro”

 

Forse perché mi sono ritrovata ad attendere proprio quei baci e quegli abbracci che Stefano menziona tra queste righe. E l’attesa, insieme ai minuti, molto spesso si porta dietro anche un briciolo di speranza, motivo per cui le mareggiate emotive diventano furiose e tumultuose e il cuore sa esattamente cosa accadrà. Resta solo da capire se si è ancora disposti ad aspettare ciò che per lungo tempo si è già atteso.

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“Ho ancora gambe ferme per andare”, chissà dove, chissà perché, ma la volontà è presente. La meta è definita, ma il viaggio è assolutamente una sorpresa, un aspettarsi avvenimenti o un non aspettarsi proprio nulla, come se si fosse disposti maggiormente all’ignoto, forse perché il mancato ricevimento di ciò che si era atteso non si è avverato e adesso l’unica cosa che conta è solamente andare.

Stefano parla di disillusioni, di sogni infranti, di prospettive mutate e di cambiamenti imprevisti. Un amore che finisce, la vana speranza che tutto torni ad essere com’era prima e il realizzare che ci sia un prima, ma vi sia soprattutto un dopo, sono i temi ricorrenti nella poesia “Non ho paura”, intensa in ogni sillaba.

Molte volte, tutto quello che resta, come appena dopo una rovinosa tempesta, sono i ricordi, ciò che si è “lasciato lungo il cammino…”, “una luce incerta” che illumina la strada futura e l’imminente gelo dell’inverno che farà presto compagnia al buio. Un buio che non sarà più quello della passione, ma solo uno sfondo su cui, confuso, rimarrà il volto di chi abbiamo amato.

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 La breve emozione nel leggere “Raccontami”, vi accompagnerà nel corso delle restanti pagine e riecheggerà nel vostro cuore, ne sono certa.

Ve la lascio scritta, spoiler alert.

 

Raccontami

 

Raccontami di quella volta

e riderò per te

Mille volte ancora

ti ascolterò

E questo tacito

dirci a vicenda

ci accompagnerà lieve

 Così, se con le mie parole vi ho provocato la giusta tensione d’animo… leggete quelle di Stefano. Rimarrete senza fiato.

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-Rebecca

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